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Archivio categoria: storia

Parlano di noi / rivista “Rifare casa”

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Il cemento viene solitamente apprezzato per robustezza, ma anche come finitura ricercata, funzionale e particolarmente adatta agli ambienti contemporanei. (altro…)

Camminando sulla rete: articolo su lavorincasa.it

Vi segnaliamo un interessante articolo pubblicato dalla Arch. Nora Santonastaso riguardante i pavimenti in graniglia: dalla storia al presente passando dagli aspetti tecnici ed estitici.

http://www.lavorincasa.it/articoli/in/ristrutturazione/pavimento-in-marmette-di-graniglia/

Storia dei pavimenti in agglomerato: parte III

Gli agglomerati cementizi composti da elementi prefabbricati costituiscono una delle più importanti novità ed il campo di sviluppo, nel XX secolo, nel mondo degli agglomerati.

In Italia la tecnica di compattazione dei minerali per ricavarne superfici calpestabili era ed è una specialità che risale ad alcuni secoli e che si riallaccia alle più antiche e preziose forme del mosaico greco paleocristiano.

Nei primi anni del XX secolo la straordinaria capacità di alcuni artigiani manifatturieri, frutto anche di valide scuole professionali, rese possibile lo sviluppo e la prosecuzione, poi anche nell’industria, del capitale culturale dell’arte pavimentale accumulata nei secoli.

La prefabbricazione aggiunse all’agglomerato non solo qualità ma anche e soprattutto una durevolezza quasi senza limiti. La prefabbricazione, infatti, consentì dei passaggi produttivi quali la “vibrazione dell’impasto”, la “compressione dell’impasto” e la “stagionatura controllata non possibili con le tecnologie del passato.

Col passare degli anni e con l’affinamento delle tecnologie la produzione delle marmette si adattò alle nuove richieste del mercato, iniziò quindi un processo di costituzione della marmetta e del marmettone non più solo su scala artigianale; vi fu uno sviluppo su scala industriale della marmetta ed una sempre più minuziosa tecnologizzazione del settore.

L’estro compositivo e la valente maestria dei produttori italiani, la varietà e la bellezza dei marmi d’Italia, la plasticità ed il legante idraulico migliore al mondo furono gli elementi che resero attuabili moltissime varietà e tipi di pavimentazione e che fecero dell’Italia il leader mondiale nella produzione delle marmette e dei marmettoni.

Storia dei pavimenti in agglomerato: parte II

La marmetta in graniglia nasce alla fine del 1800, parallelamente all’invenzione e all’utilizzo del cemento, usato come legante per le schegge ottenute dalla frantumazione dei più svariati tipi di marmo (da qui l’origine della vasta gamma di colori che caratterizza la produzione delle marmette in graniglia) a costituire l’impasto successivamente pressato in forme.

La “pastina”, invece, che potremo definire il genitore della graniglia in quanto costituisce la pavimentazione di numerossisimi palazzi e abitazioni del 1800 e del primo ‘900, è caratterizzata da una macinazione molto più sottile del marmo rispetto alla marmetta e dalla successiva miscelazione con leganti idraulici e ossidi naturali.

Progettualmente, stilisticamente, esteticamente la marmetta in graniglia è certamente ispirata agli stupendi pavimenti in “terrazzo alla veneziana” che venivano interamente realizzati sul posto e che ornano ancora oggi le più belle ville d’Italia (basti pensare alle ville del Palladio). Tanto che, nella più semplicistica analisi, la marmetta può essere considerata una sorta di pavimento alla veneziana “precostituito”.

Determinanti nella valorizzazione dei pavimenti in graniglia sono stati gli ornamenti: greche, bordure e tappeti che abbelliscono i fondi in tinta unita.

Questi ornamenti, oggi divenuti dei classici, nacquero e si svilupparono nei primi decenni del ‘900 e si suddividono ancor oggi in “geometrici” e “floreali” secondo le due tendenze culturali allora dominanti: quella liberty (1910/20), in Italia più propriamente detta “floreale”, e quella futurista (1930/40) che predilige movimenti e geometrie.

Storia dei pavimenti in agglomerato: parte I

Il terrazzo o battuto alla veneziana è così chiamato perché nella città lagunare ha raggiunto il massimo sviluppo e splendore. Esso trova i propri antefatti ancora all’inizio della storia pavimentale in Grecia, dove i pavimenti costituiti da sassi di torrente erano disposti e cementati con calce e argilla. In seguito questo tipo di pavimentazione assai semplice fu, soprattutto in epoca romana, sostituito da varie tecniche di pavimentazione tra cui per noi è interessante l’opus signinum che ebbe, sembra, pure il nome di pavimentum barbaricum.

In Italia l’opus signinum era realizzato con una mescolanza di cocciopesto e calce che assumeva un colore rosaceo: per questo era anche chiamato pavimentum testaceum. Se nell’impasto erano inserite anche scaglie di marmo, venima chiamato opus segmentatum. Esempi di pavimenti segmentato, risalenti al I secolo d.C., si trovano tra la basilica ed il campanile di Aquileia nello strato più profondo.

Già nell’antica Roma si distinguevano i pavimenta e particolari tipi di pavimenti detti lithostrota, antichi mosaici pavimenti eseguiti con la tessitura di piccole pietre.

I pavimenta, invece, sono pavimenti battuti; pare il termine stesso abbia in sé la radice pavcomune dal latino pavire che significa appunto “battere”, come del resto è spiegato nel testo di Plinio (Nat. Hist., XXXVI, 185).

Si tratta dunque di pavimenti fatti di calce con una tecnica e degli ingredienti simili a quelli degli intonaci.

Il pavimento musivo (opus tesselatum o talvolta anche vermiculatum) raggiunge la massima perfezione verso la fine dell’Impero Romano, in età paleocristiana e bizantina. In questo periodo infatti l’avvento della cristianizzazione fece prevalere il mosaico sulla pittura. Successivamente con le invasioni barbariche quest’arte si spense pur continuando, tuttavia, ad essere tramandata secondo modalità non ancora chiare. E’ merito anche, e soprattutto, degli artigiani friulani l’aver riscoperto e rivalutato la pavimentazione ornamentale, poiché a loro appartiene lo sviluppo della pavimentazione a terrazzo che realizzavano servendosi di ciottoli di vari colori raccolti sul greto dei fiumi Meduma, Tagliamento e Cellina e che chiamavano battuto. I terrazzieri, attirati dalla nascente attività commerciale e dall’espansione edilizia del centro lagunare, portarono il mestiere a Venezia dove si svilupparono talmente da entrare a far parte delle associazioni d’arte sin dal 1586.